Carte Salate (24.5x33.5 cm)

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                                CLICHE'-VERRE E CARTE SALATE

(english version)

La tecnica di stampa a Cliche'- verre è una curiosa rarità sconosciuta anche alla maggioranza degli esperti d'Arte.
Messa a punto nel 1839, contemporaneamente al brevetto della Daguerrotipia, muove dalla scoperta dello scienziato inglese Henry Fox Talbot di quella che lui stesso definisce “Carta Fotogenica” ovvero carta trattata in maniera da  diventare fotosensibile .
Talbot infatti, deluso dalla propria incapacità nel disegnare i meravigliosi paesaggi del Lago di Como visitato in viaggio di nozze , si era accanito nel cercare di riprodurre la realtà con una tecnica di stampa in positivo che potesse permettere una tiratura di più copie.
Pochi mesi dopo i fratelli Havell incisori ed il loro collega James Tibbitts presentano al mondo le prime copie di “disegni fotogenici “ o cliche'-verre.

Si tratta di immagini stampate su carta salata fotosensibile impressionata dalla luce solare filtrata attraverso un negativo ottenuto da una lastra di vetro disegnata e graffita a mano.
Il processo è rivoluzionario ma solo apparentemente semplice.
In primo luogo la lastra di vetro deve essere annerita con una vernice che non permetta il passaggio della luce. Il disegno deve poi essere graffito con una punta metallica che rimuova la vernice nera nei punti in cui si vorrà impressionare la carta..Va da sé che non sono possibili ritocchi o ripensamenti.

La carta deve essere preparata a mano secondo una ricetta tale da permettere lunghi e ripetuti bagni in acqua e sostanze chimiche aggressive.
I fogli vengono in seguito immersi in gelatina animale e, una volta asciutti,salati con una soluzione di cloruro d'Ammonio e citrato di Sodio.
Ben secca la salatura si procede alla difficile sensibilizzazione con nitrato d'Argento in ambiente semibuio utilizzando una luce di sicurezza verde .Ora la carta reagirà scurendosi se esposta ai raggi Ultravioletti che convertono l'alogenuro d'Argento in Argento metallico stabile e annerito.

L'argentatura comunque tende a scurire e l'artista ha un paio d'ore di tempo per esporre ai raggi del sole la carta ben pressata sotto la lastra di vetro graffita.
Da questo momento in poi la chimica e l'orologio devono lasciare posto all'esperienza, al gusto ed all'intuizione. O forse alla Fortuna. 
Sono sufficienti l'apparire di una nuvola o il volo di un uccello nel cielo per influire drasticamente sul colore o il tono della stampa. Bastano pochi secondi di esposizione o la diversa inclinazione del sole per compromettere ogni risultato.
Impressa la carta con il disegno voluto la si deve lavare a lungo al buio , rivelare in una soluzione solfogallica che ne farà cambiare il colore in maniera praticamente imprevedibile e fissare in altro bagno prima del viraggio ai sali d'oro ed al finale lavaggio.
Ci vorranno almeno dieci giorni per vedere il risultato finale.
E' un processo in cui le continue decisioni dell'artista influiscono direttamente sul risultato e che per nulla si presta a criteri di standardizzazione.
 La stampa fotografica su carta salata verrà  infatti ben presto abbandonata a favore di tecniche più controllabili e sicure.

Ma un gruppo ristretto di grandi artisti se ne innamorò.
Camille Corot, Millet, Daubigny e perfino Delacroix e Rousseau si cimentarono con la nuova tecnica. La scuola di Barbizon al completo dedicò intere estati al clichè- verre.
Più tardi, con la scomparsa della carta salata e la produzione industriale di carte fotosensibili il clichè- verre diventa una curiosità di più facile esecuzione ma di pochissimo fascino.
Paul Klee nel 1902 ,Man Ray nel '17 , Picasso e Bruno Schultz con il suo Libro Idolatrico del '22 dimostrano  interesse per una tecnica già ibrida che va inevitabilmente estinguendosi nella tecnologia.
Ho proposto una limitatissima edizione di clichè-verres a carta salata ben sapendo della enorme quantità di mancati risultati, delle molte ore di appassionante lavoro, della imprevedibilità del sole e dei bagni di sviluppo.
Ogni copia è profondamente diversa e reagirà negli anni  diversamente mantenendo il ricordo di quando è , letteralmente, venuta alla luce.